Modificazioni delle ossa

La frequenza di tracce dell’attività umana sulle ossa di ungulati, assente nei livelli più bassi, aumenta progressivamente procedendo verso gli strati superiori, suggerendo in queste ultime fasi una più intensa utilizzazione del sito da parte delle popolazioni preistoriche. Poiché le parti anatomiche identificate non rappresentano l’intero scheletro, non è stato possibile determinare una strategia di macellazione di queste prede, anche se si può ipotizzare che gli elementi identificati rappresentino, come già accennato, parti scartate in una fase iniziale dello smembramento delle carcasse. Le ossa lunghe venivano spesso aperte per l’estrazione del midollo, a volte dopo aver raschiato il periosteo per ottenere un maggior controllo dell’andamento della frattura.    In alcuni casi persino le falangi venivano fratturate per ricavarne il midollo. La presenza, oltre ad alcuni strumenti in osso, anche di metapodi di cervo con segni di fasi iniziali di lavorazione sembra indicare una produzione in situ. Interessanti sono anche alcuni oggetti decorati, in particolare un’ulna di lince che presenta tacche su tutte le facce. L’utilizzazione di questa specie, che è estremamente rara nel campione faunistico di Ortucchio, trova però riscontro in un frammento di punteruolo rinvenuto a Riparo Maurizio e ricavato sempre da una diafisi di ulna.    E’ quindi possibile che la lince avesse un qualche significato culturale per le genti del Fucino e che questa importanza si sia mantenuta nel tempo. Anche altre specie di piccoli mammiferi e carnivori potrebbero avere avuto nel Paleolitico superiore una rilevanza culturale, come ad esempio il riccio, la lepre e il castoro associati alle sepolture dei livelli M delle Arene Candide (ALHAIQUE, 1994), le incisioni raffiguranti la lepre a Grotta Polesini (ALHAIQUE, 1996, RADMILLI, 1974), o i metapodi di lepre decorati rinvenuti nella Grotta Maritza (GRIFONI, RADMILLI, 1964).     Mancano quasi completamente a Grotta Ortucchio le modificazioni di origine antropica sui resti di lepre e marmotta (0,5%), e anche in quei rarissimi casi, tali modificazioni sono state identificate esclusivamente su individui adulti. A Grotta Maritza, invece, lo sfruttamento di piccoli mammiferi e carnivori sembra essere stato più intenso ed i segni di intervento umano sono stati individuati non solo su lepre e marmotta (rispettivamente 1,6 e 2,6%), ma anche su volpe (9%), gatto selvatico (2,8%) e tasso (2,4%). Sia a Grotta Maritza che a Grotta di Ortucchio però, le tracce sembrano essere comunque legate più spesso ad azioni di spellamento per il recupero della pelliccia piuttosto che ad uno sfruttamento di queste specie come fonte di cibo. Nonostante la presenza di focolari nella sequenza stratigrafica, sono rarissime le tracce di combustione su tutti i mammiferi (0,5 /o) e anche nelle altre grotte le ossa bruciate sono quasi completamente assenti: 0,6% a Maritza e 0,3% a La Punta.     L’attività dei grandi carnivori, come il lupo, è evidente sugli ungulati, ed alcuni resti mostrano anche tracce di digestione. La percentuale dei segni prodotti dai predatori sugli ungulati  ha un andamento inverso rispetto alle tracce antropiche. La lepre, il riccio e la marmotta presentano in tutti i livelli frequenze estremamente elevate, a volte oltre il 50%, di modificazioni dovute a carnivori ed in alcuni casi è stato possibile riconoscere le impronte dei canini di volpe . Anche i piccoli mustelidi sembrano però aver dato un contributo all’accumulo di queste specie, come indicato da alcuni segni di denti di minori dimensioni. In natura sia la donnola che l’ermellino cacciano, oltre ai piccoli roditori, anche i giovani di lepri e uccelli e tendono poi ad accumularne i corpi in caches (KING, 1989).    Questo comportamento spiegherebbe anche l’anomala sovrarappresentazione di individui giovani e giovanissimi tra i piccoli mammiferi. Altri segni possono essere stati prodotti non solo da questi carnivori, ma anche da uccelli rapaci (HOCKETT, 1991). Anche per questi ultimi vi è spesso infatti una preferenza per giovani di lepri, di marmotte, di insettivori e di alcuni uccelli anche di grandi dimensioni, come il fagiano di monte, la starna e alcuni anatidi (CRAMP, SIMMONS, 1980).    Sul campione avifaunistico mancano totalmente le tracce di taglio, mentre sono presenti segni di combustione, identificati quasi esclusivamente su ossa di Anseriformi, con maggiore frequenza nei livelli superiori. Negli strati sottostanti tali modificazioni tendono a scomparire, aumentano però di frequenza le tracce di predatori. Per ciò che riguarda gli altri ordini principali, la situazione è sostanzialmente diversa: sono assai numerosi infatti i resti con piccoli fori di denti, tracce di rosicchiatura e digestione. Le modificazioni che caratterizzano i resti di avifauna sembrano quindi essere legate a due agenti principali, gli uccelli rapaci ed i carnivori; mentre il contributo umano è evidente solo per gli Anseriformi.

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