Le grandi democrazie in soccorso dei terroristi a Ghouta, ma non dei Curdi ad Afrin…

CRONACA
di Stefano Aviani Barbacci

I media main-stream si ricordano che in Siria si muore solo quando le posizioni dei terroristi sono minacciate. Non solo, come già era avvenuto per Aleppo, anche ora che l’Esercito Arabo Siriano (SAA) cerca di liberare Ghouta Est (un sobborgo di Damasco) i mezzi di informazione accolgono e rilanciano la “verità” di una sola parte, accreditando come fonti affidabili lo screditato “Osservatorio Siriano per i Diritti Umani” (1) che opera da Londra (emanazione dei servizi segreti inglesi e vicino ai Fratelli Mussulmani) e i famigerati “Caschi Bianchi” (2) (una falsa ONG creata in seno al gruppo armato qaedista Jahbat Al Nusra).

Accendere tutte le luci su Ghouta serve a tenere in ombra la scandalosa invasione turca del nord della Siria, con la pulizia etnica nei villaggi curdi e l’avanzata contro la città curdo-siriana di Afrin. E serve anche a nascondere che il momento è grave… perché il cosiddetto “regime” ha deciso (a dispetto dei moniti di Erdogan e di Macron) di difendere Afrin e sostenere i Curdi, e ciò significa che quando i Turchi colpiranno i primi militari siriani, la guerra diventerà una guerra tra gli stati, come già la prima e la seconda guerra mondiale. A quel punto le illusioni di tenere circoscritto il conflitto nel solo Medio Oriente potrebbero crollare di schianto (3).
Ghouta ha valore strategico: da qui è agevole tenere sotto tiro la capitale della Siria, e i seminterrati e i rifugi sotterranei (predisposti negli anni dai jihadisti) sono colmi di razzi e colpi da mortaio. Ghouta è ora una fortezza, con le vie d’accesso minate e coperte dal tiro di fortini in calcestruzzo. Per gli abitanti di Damasco il nome evoca uno stillicidio di sangue innocente di cui mai ho ascoltato notizia sulla TV di stato. Tra i casi più recenti, quello dei ragazzi fatti oggetto di tiri di mortaio lo scorso 22 Gennaio, all’uscita dalla scuola. Hanno destato grande emozione le parole di perdono che la sedicenne Christine Hourani ha rivolto a quelli che gli avevano appena maciullato una gamba e portato via per sempre la migliore amica (4).

Christine Hourani (a sinistra) ha perso la gamba e Rita Eid (a destra) la vita quando i “ribelli” di Ghouta hanno mirato ai ragazzi che uscivano dalla scuola dei Francescani a Damasco.
Da Ghouta si spara su Damasco fin da quando alcuni gruppi armati islamisti (penetrati in Siria tra il 2013 e il 2015 dal confine giordano) ne avevano fatto il punto d’appoggio del fallito tentativo di conquistare la capitale. Lo scorso anno i miliziani avevano consentito ad un accordo di “de-intensificazione” (un sostanziale cessate il fuoco) con il governo siriano, nel recente periodo tuttavia la componente più radicale, Hay’at Tahrir al-Sham, ha prevalso sulle altre e ha ripreso a bombardare la capitale. Ecco perché il comando siriano ha infine deciso di espugnare Ghouta.
A Ghouta vige la sharia e di civili ne sono rimasti pochi: molti sono fuggiti e altri sono stati massacrati nel 2015 perché di fede alawita (l’Islam secolarizzato del presidente Assad). Le donne alawite furono allora rinchiuse in gabbie di ferro ed esposte sui terrazzi o ai margini dell’area urbana alle intemperie e ai colpi sparati nel corso dei combattimenti. Altre sventurate furono distribuite come spose ai miliziani che, come è noto, si naturalizzano “siriani” a questo modo. Ma da noi chi conosce questi fatti? Ha scritto il salesiano p. Mounir (che l’Italia la conosce bene): “ho visto come date le informazioni: sempre parziali, sempre nascondendo una parte della verità” (5).
Si deve diffidare dell’informazione ufficiale e di Governi che, come vediamo in questi giorni, mobilitano l’ONU a difesa dei terroristi di Ghouta, ma non dei Curdi di Afrin. Le “grandi democrazie” sono tutt’altro che al di sopra delle parti (e dei sospetti). La Goracci che grida in TV contro il “regime” di Assad è a Istambul, lontanissima da Ghouta o da Afrin… cos’altro può dire? E dell’imparzialità di alcune grandi ONG (quelle con migliaia di dipendenti e tanti soldi che arrivano anche e soprattutto dai governi) si ha talora il diritto di dubitare, tanto più se la cronaca riferisce di dirigenti coinvolti in gravi casi di abusi sessuali. Tali ONG potrebbero essere facilmente ricattate…

Una colonna di autocarri con le insegne di Jabhat al Nusra trasporta verso la periferia di Ghouta gabbie piene di donne alawite destinate ad essere esposte e usate come scudi umani
Questa guerra non la si comprende bene se non si ragiona sul fatto che i terroristi sono anche i “proxies” delle potenze interessate allo smembramento della Siria. Decine di migliaia di combattenti stranieri non possono essersi ritrovati in Siria “per caso”, né potrebbero alimentare un conflitto per 7 anni senza ingenti aiuti. Ciò appare chiaro nel nord, con il totale allineamento all’esercito turco dei “ribelli siriani” del Free Syrian Army (FSA). Ma lo avevamo visto già ad Aleppo e lo si vede a Ghouta e pure nel sud, presso il confine giordano, dove si vanno radunando (presso la base USA di Al Tanf) i superstiti dei gruppi islamisti sconfitti dal SAA lo scorso anno (6).
Simili evidenze non scuotono più di tanto la coscienza delle opinioni pubbliche occidentali, stanche di 7 anni di notizie su una guerra che sembra di tutti contro tutti. Ma ciò che il cittadino comune percepisce come caos, è per gli strateghi dei “regime change” calcolo e tecnica di guerra. Per questo la guerra continua. Le comunità cristiane dell’Oriente queste cose le sanno bene, le hanno viste con i loro occhi e, per quanto a rischio, le hanno raccontate fin dagli inizi. Ma la loro voce in Occidente è stata silenziata… Ormai c’è più conformismo nell’informazione dei Paesi “liberi” che non in quelli dove fare il lavoro del giornalista significa ancora rischiare la vita.
Nauseati dall’abitudine di assistere all’ennesimo attentato, quasi scontato, subito archiviato dalla mente, perché abituati ad ascoltarli, poi il giorno che ciò non accade ci apparirà strano.
Una vergogna delle vergogne, ci fanno vergognare di essere uomo e pure… intelligente.

RIFERIMENTI
(1) S. Caputo. “L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani è un’impostura che ha sede a Londra” (giornale.it), 28/10/15.
(2) G. Micalessin. “Chi è Le Mesurier, il fondatore dei Caschi Bianchi” (occhidellaguerra.it), 03/08/17.
(3) L. Tirinnanzi. “La guerra in Siria dilaga: è il tempo degli eserciti” (panorama.it), 20/02/18.
(4) “Testimoni di un mondo divino: il perdono di Christine” (oraprosiria.blogspot.it), 30/01/18.
(5) F. Scaglione. “Ghouta, parlano i religiosi di Damasco: per quanto tempo ancora si poteva sopportare questo?” (oraprosiria.blogspot.it), 23/02/18.
(6) G. Stabile “Siria, accuse della Russia agli USA: addestrano terroristi” (lastampa.it) 16/12/17

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