Lun. Lug 15th, 2019

Oggi mi sento generoso

Teo, un amico che è arrivato alla bella età di 80 anni.  80 anni è una bella età! Dite di no? Non importa, adesso parliamo del Compleanno di Teo …

Tutti, parenti e amici, gli fanno gli auguri e si complimentano per il suo aspetto giovanile. E lui pensa: falsi e spudorati!

Tutti, ma proprio tutti, lo ammirano per la sua buona salute. E lui pensa: invidiosi e male auguranti! Intanto, con la mano sinistra dietro la schiena fa gli scongiuri del caso.

Teo ha passato gran parte della sua vita a lavorare, accumulando beni in famiglia e denaro in banca. È un cittadino serio, istruito (laurea in legge), tanto da essere ritenuto un uomo di cultura; è furbo q.b. cioè per non farsi fregare se non raramente; è onesto q.b. cioè il minimo per non avere guai con la giustizia. È dunque quello che viene definito comunemente un uomo per bene, saggio, equilibrato, arrivato, realizzato.

Teo si sento, dunque, un uomo soddisfatto, ma non lo è del tutto perché talvolta soffre il dubbio di essere egoista. Sente, o almeno di tanto in tanto ha il sospetto, di comportarsi come un piccolo squalo che naviga in un mare di pesciolini dei quali si nutre, perché ne ha il diritto naturale e legale, e magari ne trae anche piacere. Però sa anche di convivere con squali più grossi dai quali guardarsi e con i quali, all’occorrenza, allearsi. Così è la vita. Non è giusta? Va beh, comunque, adesso statemi a sentire.

Dunque nel nostro Teo, ottantenne stagionato ma insoddisfatto, si è insinuato il tarlo dubbioso di non essere ‘buono’. Si tormenta un po’, ma da uomo raziocinante si riprende e si risponde:

“Ma chi è buono? Nessuno.

Chi pensa di essere buono è un presuntuoso, ed essendo presuntuoso è difettoso e quindi non è buono.  Questo ragionare è un circolo vizioso, si dice. Bah… forse… devo fregarmene e tirare avanti. O no?”

Teo, in questi tempi di emigrazione, di guerra mondiale a pezzi e di povertà crescente, ha cominciato a sentire l’impulso di uscire dall’egoismo, di divenire generoso e di distribuire un pò del suo benessere. Non ricchezza, mica è ricco, ha solo un pò di più del necessario e qualche riserva.

Ne ha parlato con Silvia, la moglie: “Vedi, cara Silvia? Sì, l’8 per mille, il 5 per mille, li do volentieri. E non è mica poco…”

“Ma il 2 non lo dai…” replica Silvia.

“Non scherzare, Silvia! Il 2 andrebbe ai partiti. E ché, quella è beneficienza?”

“Allora che vuoi fare? Prenderti in casa un emigrante?”

“Perché no? Sarebbe un male?”

“Teo non scherziamo. Se lo Stato italiano e l’Europa intera non sono in grado di risolvere il problema dell’emigrazione, pensi di riuscirci tu mettendoti e mettendomi in casa un emigrante?”

“No, però è come la parabola della fiammella. Se c’è buio e ognuno accende una fiammella, anzi se modernamente accende la luce dello smartphone, come nei concerti rock, vedrai che tutto si illumina. Dunque se ognuno che può, come noi, si prendesse in casa un emigrante…”

“Teo, sei proprio un sognatore, un illuso. Tutti accendono volentieri uno smartphone, che gli costa? Ma stai sicuro che nessuno si prende in casa un emigrante.”

“Non è vero. So che alcuni lo fanno.”

“Si, come no? Però in cambio di un compenso, cioè gli fanno pensione a carico del governo. È questo che vuoi fare tu?”

“Certo che no! Quella non è beneficienza. È speculazione…”

“E allora dammi retta. Fai pure qualche donazione alla Chiesa, alle ONG o a qualche poveraccio, se proprio ti va. Ma vacci piano. Ricordati che hai una famiglia. Ci sono io e ci sono due figli che hanno un reddito insufficiente e tutt’altro che sicuro.”

Dopo questo dialogo, Teo si è tranquillizzato, non ha più discusso con Silvia, ma ha iniziato a fare bonifici con una certa cadenza, però per piccole somme.

Ora sì, che ha cominciato a sentirsi buono!

 Oggi, però ……….

 Teo apre il computer, apre il sito della sua banca, vuole fare un bel bonifico, una bella donazione, questa volta grossa, a una ONG da cui ha ricevuto un plico postale contenente una lettera lacrimogena e le fotografie di gente malata, triste, ferita, denutrita, abbandonata.

Compone tutti i dati richiesti dal programma, immette tutti i codici necessari e dà il ‘CONTINUA’ finale. Sul display compare l’avviso: “operazione non possibile” perché non ci sono fondi sufficienti.

“Ma come? – si chiede – Ma come? – ripete – Qualche giorno fa c’era almeno dieci volte tanto…”

Controlla il file Movimenti e vede che, con tre operazioni uguali e prossime, il conto corrente è stato quasi azzerato.

Un momento di panico, sudore freddo, il cuore che scoppia e mille pensieri nella mente.

“Un hacker è entrato e mi ha derubato…”, suppone, “Che devo fare? Devo bloccare subito il conto e fare la denuncia alla polizia.”

Teo è confuso. Ci pensa un attimo e poi si risponde: “Bravo, ciuco! Anzi, imbecille! Che cosa blocchi, se ormai il conto è quasi vuoto?”

Poi gli viene un dubbio, un sospetto: “E se fosse stata Silvia? Lei ha l’accesso al conto. È un conto comune a firma disgiunta… Non può essere, Silvia me l’avrebbe detto… Ma no, non posso crederci… Però, prima di fare figuracce con la polizia…”

Silvia, interrogata, ammette senza alcun pudore: “Sì, sono stata io a trasferire le somme su un nuovo conto. Un mio conto. Me l’ha consigliato l’avvocato Azzeccagarbugli, il nostro vicino di casa, al quale ho chiesto consiglio. Anzi lui mi ha detto di lasciarti disponibile solo una piccola cifra, e che, se non ti sta bene, sarà opportuno iniziare la procedura legale per l’interdizione, anzi no… per l’inabilitazione. La tua inabilitazione, per prodigalità compulsiva. Vatti a vedere il codice civile, articolo quattr… mi pare 415 o 451. Non mi ricordo bene. Vedi un po’ tu, del resto, sei tu il laureato in legge, no?”