L’ evento sismico

La scossa principale ci fu, come si è detto, alle ore 7, 52 minuti e 43 secondi del 13 gennaio 1915. L’epicentro fu individuato da Emilio Oddone, un geologo che giunse nei giorni immediatamente successivi all’evento, presso il margine orientale del bacino del Fucino, a breve distanza dal centro abitato di Ortucchio: “L’epicentro, e non discutiamo se reale o apparente, ha sede ad oriente del bacinetto, a sud di San Benedetto, ad occidente di Venere e poco a nord di Ortucchio “ (Oddone 1915). Le repliche, circa un migliaio quelle registrate, alcune delle quali di notevole intensità, diedero luogo ad uno sciame sismico che interessò la regione per un arco di tempo di quasi un anno. La scossa principale, quella delle ore 7 e 53, ebbe una magnitudo 7 della scala Richter (11°-12° grado della scala Mercalli) e fu avvertita distintamente in tutta l’Italia centrale, tanto che anche a Roma vi furono danni di una certa entità (fu danneggiato il colonnato del Bernini a piazza San Pietro, cadde la statua di San Paolo dalla facciata della basilica di San Giovanni, si contarono danni in parecchie chiese e palazzi del centro storico). Nella zona dell’epicentro e nel circondario è riduttivo parlare di
danni: in pratica, non esisteva più nulla. I paesi di Avezzano, Cese, Cappelle, Massa d’Albe, Ortucchio, Pescina, Gioia dei Marsi, Lecce nei Marsi e Luco furono completamente rasi al suolo tanto che ai soccorritori fu spesso impossibile riconoscere le strade, i palazzi nobiliari o le semplici abitazioni che ne caratterizzavano i rioni. Gli abitati di Celano, di Cerchio e di Trasacco, Collelongo furono in parte risparmiati mentre danni ingenti si contarono nei centri della valle Roveto, fino a Sora e a Isola del Liri, nel basso Lazio e, verso nord, a Torano, Corvaro, Rieti. Si contarono, alla fine, ben 52 centri abitati distrutti o fortemente danneggiati dal terremoto; le regioni maggiormente interessate furono, altre all’Abruzzo, il Lazio, la Campania e l’Umbria. La morfologia delle campagne fu sostanzialmente modificata dalla comparsa di voragini e profonde spaccature che testimoniavano la presenza di faglie e movimenti tettonici. In alcuni punti il terreno si sollevò anche di diversi centimetri. A Trasacco la scarpata di faglia raggiunse in alcuni punti gli 80-90 cm, mentre verso Pescina il dislocamento verticale si assestò su una media di 30-40 cm con punte di 60-70 cm. Presso Gioia dei Marsi comparvero piccoli vulcani di fango mentre la zona del Bacinetto, la zona più infossata del prosciugato lago Fucino, si riempì nuovamente e per giorni di una grande quantità di acqua sgorgata improvvisamente dal terreno.