Il silenzio sulla Madre testimone del Risorto

Certi silenzi della Scrittura continuano a scomodare le anime pie. Tra queste omissioni – che gli apocrifi colmeranno rapidamente – dobbiamo menzionare il destino di Maria la mattina della Risurrezione. Curiosamente tra le donne che vanno al sepolcro Maria, la madre di Gesù, non è menzionata. Nel Santo Sepolcro di Gerusalemme la Cappella Latina del Santissimo Sacramento commemora un evento raccontato dall’apocrifo copto intitolato «Libro della Resurrezione di Cristo dell’apostolo Bartolomeo». Nel paragrafo 9.2, il Salvatore saluta sua madre la mattina di Pasqua e le dà un messaggio per i discepoli: «Le disse: Salve mamma! Salve mia santa arca! Salve tu che hai portato la vita di tutto il mondo! Ave la mia veste santa con la quale mi sono avvolto! Ave il mio vaso d’acqua, pieno e santo! Salute mamma, casa mia, casa mia! Salve mamma mia, mia città, mio rifugio».
Il messaggio è chiaro: non è Maria di Magdala, ma Maria che viene inviata ai discepoli per dire loro che Gesù suo figlio è risorto dai morti.
Si tratta solo di una reazione popolare? Il testo è probabilmente un ampliamento di Gv 20,17. Ma gli apocrifi contengono solo dottrine edificanti o anche verità tradizionali?
Conosciamo l’importanza che il Protovangelo di Giacomo e la Dormizione di Maria hanno svolto nella liturgia latina.
Un fatto importante non si può negare: nei Vangeli canonici non si parla dell’apparizione di Gesù risorto a sua madre. Questo silenzio è in parte spiegato dal fatto che la testimonianza di una donna non sarebbe stata ricevuta da coloro che dubitavano della risurrezione del Signore. D’altra parte, i Vangeli riferiscono solo il kerygma che è necessario per la conoscenza della salvezza attraverso Cristo. Ma è impensabile che la Vergine, presente nel Cenacolo in mezzo alla prima comunità di discepoli, fosse esclusa dal numero di coloro che incontrarono il suo Figlio risorto dai morti. Al contrario, è probabile che la prima persona a cui apparve Gesù risorto fosse sua madre.
La sua assenza dal gruppo di donne che andarono alla tomba all’alba del primo giorno della settimana potrebbe essere un indizio che aveva già incontrato Gesù. L’unicità e il carattere speciale della sua presenza al Calvario e la sua perfetta unione con il Figlio nelle sue sofferenze suggeriscono una particolarissima partecipazione al mistero della risurrezione. Presente ai piedi della Croce il Venerdì Santo e nel Cenacolo con i discepoli, la Vergine è stata senza dubbio testimone privilegiata della Risurrezione di Cristo, completando così la sua partecipazione a tutti i momenti essenziali del mistero pasquale. Accogliendo il Risorto, Maria è segno e anticipazione dell’umanità che spera di unirsi a lui durante la risurrezione dei morti.
Sant’Ambrogio fu il primo padre della Chiesa ad affermare esplicitamente che Maria fu la prima ad aver visto il Risorto (De Virg. 1,3). San Bernardo ripete questa tradizione (Sermo de Res. Dom.) che diventerà comune in seguito. Bernardino di Siena, Ignazio di Loyola e sant’Alfonso Maria de’ Liguori conoscono questa tradizione. Curiosamente, una mente critica come Ignazio di Loyola, pellegrino in Terra Santa, accetta questa convinzione senza discuterla. Nei suoi Esercizi Spirituali la terza settimana invita i partecipanti alla contemplazione del Mistero della Passione di Cristo. La quarta settimana prosegue con una meditazione sul mistero della risurrezione.
In effetti questi due aspetti sono inseparabili nel kerygma.
La prima meditazione, durante la quarta settimana degli Esercizi, si rivolge all’apparizione di Cristo alla Madonna (§ 218-222). È prima di tutto un richiamo alla storia di questa contemplazione: «Qui, ricorderò come, dopo che Gesù esalò l’ultimo respiro sulla Croce, il suo corpo rimase separato dalla sua anima, senza cessare di essere unito alla Divinità; come la sua anima benedetta, anch’essa unita alla Divinità, discese agli inferi, liberò le anime dei Giusti e tornò al Sepolcro; come, infine, il Salvatore, risorto, apparve in anima e corpo alla sua Madre benedetta» (§219).
La fonte letteraria di Ignazio è senza dubbio l’opera di Iacopo da Varazze (1230-1300), la Legenda aurea che aveva tra le mani durante la sua convalescenza a Loyola: «Forse, però, gli evangelisti l’hanno passato in silenzio perché il loro scopo era solo quello di produrre testimoni della Risurrezione. Ora, non era appropriato che una madre fosse chiamata a rendere testimonianza a suo Figlio: perché se le parole delle altre donne, al loro ritorno dal sepolcro, fossero apparse come fantasticherie, quanto più si sarebbe creduto che lei, la madre era in delirio per amore di suo figlio. Non l’hanno scritto, è vero, ma l’hanno lasciato per certo: perché Gesù Cristo deve aver regalato a sua madre la prima gioia della sua risurrezione»; Ignazio ammette come Iacopo che Cristo è apparso a sua madre. Se gli evangelisti non lo hanno menzionato, è perché questa apparizione appartiene a un ordine di cose che deve essere nascosto all’occhio umano e che deve essere intuito piuttosto che raccontato. Il silenzio può parlare più forte di un discorso lungo.

Frederic Manns