I Sostegni non considerano i figli E sull’assegno unico cantiere fermo

Il preambolo è d’obbligo: i 32 miliardi di extradeficit spesi nell’ultimo decreto Sostegni finiscono in senso generale anche alle famiglie, ovviamente. Ma ancora una volta non c’è alcuna differenza tra un single e un nucleo con figli. Che si parli di Reddito d’emergenza o di indennità per gli stagionali o di qualsiasi altra erogazione sociale appena stanziata o rinnovata, la somma è la stessa per un giovane che vive con i genitori e una mamma con due figli, tanto per capirsi. Così era per i vari decreti-Ristori del governo Conte, così è per il primo dl-Sostegni dell’era Draghi.
Il Forum per le associazioni familiari si è battuto prima del Cdm perché il ‘fattore-figli’ fosse la prima vera novità dell’esecutivo guidato dall’ex governatore della Bce, ma l’obiettivo non è stato raggiunto. E, oggettivamente, c’è poca speranza che l’iter parlamentare possa introdurre questo correttivo, anche perché i 32 miliardi di scostamento sono stati già integralmente impegnati dall’esecutivo. Le aspettative, quindi, vanno rivolte al nuovo extradeficit che il governo si appresta a chiedere, a fine aprile, alle Camere. I fatti, per ora, sono altri. Chi avrà diritto al Reddito d’emergenza avrà tre mensilità, pari a 1.500 euro. Che saranno tali a prescindere dai carichi familiari. Uno studente universitario che fa l’allenatore di calcetto per arrotondare riceverà la medesima indennità della mamma istruttrice di pallavolo che con quegli ‘extra’ ci paga tre mensilità di affitto. Sia chiaro, la condizione è tale che tutto fa brodo, ma c’è un’enorme fatica della macchina amministrativa statale a recepire le difficoltà delle famiglie con figli e con reddito medio-basso.
Circostanze che fanno giorno dopo giorno crescere i timori sul destino dell’assegno unico per figlio, una riforma elaborata dal governo e dalla maggioranza a sostegno di Giuseppe Conte e sostenuta da destra a sinistra, per la quale sono stanziati 3 miliardi a partire dal primo luglio di quest’anno, 6 miliardi a regime. La ministra titolare del provvedimento è la riconfermata Elena Bonetti, espressione di Italia Viva. Bonetti ha più volte rassicurato sul fatto che non ci saranno passi indietro e che il primo luglio si partirà davvero. Idem il deputato dem Stefano Lepri, tra i parlamentari più impegnati nella concretizzazione della riforma. Però anche sull’assegno unico i fatti parlano: la legge-delega manca ancora del secondo e decisivo «sì» del Senato nonostante la settimana scorsa la commissione Lavoro abbia liberato il testo all’unanimità; dopo l’ultimo passaggio parlamentare bisognerà fare una corsa contro il tempo per chiudere i decreti attuativi entro, appunto, il primo luglio. I tempi sono così stretti che ancora oggi è difficile capire a quanto ammonterebbe l’assegno (200 euro per figlio) e per quanti nuclei rappresenterebbe davvero un passo in avanti rispetto allo status quo.
Nel discorso della fiducia a Camera e Senato, il premier Mario Draghi, pur dedicando un ampio capitolo alla riforma fiscale, non citò l’assegno unico, che in qualche modo di quella riforma dovrebbe essere un pezzo. Per di più, i 6 miliardi a regime per l’assegno unico (che si sommano alle risorse ora messe su assegni familiari, bonus vari e altre prestazioni specifiche) non sono sufficienti a renderlo uno strumento, se non ‘universale’, accessibile per una platea davvero vasta di famiglie. Ne servirebbero almeno 10. Ma proprio dall’ultimo Cdm è emersa un’altra scelta, ovvero quella di mettere più soldi sul Reddito di cittadinanza – un miliardo precisamente -, altro strumento che non valorizza i carichi familiari. Ieri Bonetti ha commentato il fatto con allarme: «Bisogna decidere se i soldi li mettiamo sui figli o sul Reddito…», ha detto la ministra all’assemblea di Italia Viva.
Non si tratta di aprire l’ennesima guerra per accaparrarsi risorse, ma di avere chiarezza di prospettive. «Se avessimo già l’assegno unico nel nostro sistema fiscale, non avremmo fatto deficit su deficit per varare ristori che mettono toppe senza risolvere», spiega Gigi De Palo, presidente del Forum famiglie. Che si prepara al pressing decisivo: «L’assegno unico è un provvedimento sostenuto da tutti i partiti. Quella del primo luglio è una promessa che non si può tradire, non ci sarebbero spiegazioni plausibili».

Marco IASEVOL