E due meno diedero un piu’

Lo sapevamo già, sin dal momento dell’incarico e della dettatura di uno stringente programma di emergenza da parte del Capo dello Stato, che il “volto” del terzo governo della XVIII legislatura sarebbe stato quello di Mario Draghi e il “profilo” quello voluto dal presidente Sergio Mattarella. Ma il prestigio tecnico-politico del premier in pectore e la saggia riduzione dell’agenda a un assolutamente impegnativo “essenziale” – pandemia sanitaria e pandemia sociale, ripresa economica nel segno della transizione ecologica e digitale – ha provocato un repentino e persino vertiginoso cambio di scena e di toni nell’intossicato teatro della politica italiana e ha spinto alla rottamazione di slogan corrosivi e taglienti reciproche pregiudiziali. Un ritorno al senso (costituzionale e civile) del limite. E già questo è un incredibile progresso, che dopo la stagione dei “pieni poteri” invocati o evocati gli uni contro gli altri potrebbe favorire – è una lancinante urgenza democratica – un’evoluzione finalmente positiva del legittimo e necessario confronto tra proposte politiche anche seriamente alternative.
È nato, così, il governo giallo-rosso-verdeazzurro. E neanche il più ottimista degli analisti all’inizio di questa storia avrebbe firmato la previsione di un grande abbraccio finale in nome del prioritario interesse nazionale ed europeo. Grillo e Berlusconi, Salvini e Speranza, Renzi e Zingaretti sono ora per interposto SuperMario – e per drammatico e motivatissimo ultimatum del Quirinale – protagonisti di una grande coalizione parlamentare e partecipano a uno stesso “governo di servizio” che ha un altissimo profilo tecnico, ma anche un imponente peso politico. E l’unica opposizione annunciata e deliberata, quella della destra meloniana cui si aggiungeranno gruppetti di ex pentastellati, si rende conto di non poter andare, per adesso, oltre un’irritata ma cauta astensione.
Nessuno dei leader alleati, a parte Speranza, siederà attorno al tavolo di Palazzo Chigi, ma tutti saranno rappresentati in modo impegnativo da veri big dei rispettivi gruppi. C’è da essere all’altezza della capacità dei grandi e stimati tecnici, donne e uomini, convocati da Draghi: da Cartabia a Franco, da Giovannini a Cingolani, da Colao a Messa, da Bianchi alla meritatamente confermata Lamorgese.
Questa strana maggioranza e questo “governone” nascono dal fallimento di una maggioranza giallo-rossa dilaniata e di un’opposizione di centro-destra paralizzata. C’è chi canta vittoria e chi si lecca le ferite.
Speriamo che a vincere sia il Paese, che non può sprecare risorse e perdere l’appuntamento col futuro. E intanto registriamo con sollievo che l’esito della crisi è il migliore possibile nella situazione data. Due meno, la ex maggioranza e il grosso della ex opposizione, hanno dato un più. Buon lavoro, c’è tanto da fare.