Villaggio S. Stefano – Pozzo di Forfora

Da Ortucchio, raggiunge il cimitero nuovo , subito dopo, sulla destra, sotto la montagna del rimboschimento, si apre una tomba rupestre, “la elluccia”.
Sulla sinistra della strada vi è il sito neolitieo di “Santo Stefano” (radi) (scoperto da Orante Ventura), più avanti, sulla destra, vi sono i resti di un “vicus” romano.
Sulla destra del “pozzo di forfora” , lungo il sentiero che conduce al rimboschimento, si incontra un riparo degli uomini primitivi (paleolitici, mesolitici e neolitici) caratterizzato da un abbondante chiocciolaio.

Seguendo il letto del torrente si raggiungono le gole scavate nei millenni dalle piene del torrente medesimo fino a raggiungere la sorgente posta alla base di una parete rocciosa.
Sulla destra si apre una vallata, fino agli anni sessanta coltivata e seminata con un grano locale, “la solina”.
Caratteristico è il sentiero che, nelle parti più ripide, è stato massicciato dall’uomo.
La valle termina con la “forchetta della setta” che si può raggiungere piegando sulla destra, percorrendo il sentiero di “costa calla”. In questa zona, nel mese di aprile, abbondante risulta la presenza di asparagi selvatici.
A primavera, nella valle, si può ammirare la fioritura di primule, mughetti e viole gialle.
Se invece torniamo indietro dalla sorgente, si può raggiungere un sentiero che conduce a “macchia”.
Appena prima di voltare per macchia, sulla destra vi è una quercia secolare, di circa cinque metri di circonferenza. Ve ne sono altre, di più piccole dimensioni ma altrettanto caratteristiche in quanto affondano le proprie radici nella roccia viva.
L’abitato di macchia è stato abbandonato a seguito del terremoto che ha colpito la Marsica nel 1915.
Da macchia, percorrendo i sentieri ombreggiati da quercie secolari, si raggiungono i “casali di Lecce” e da qui, dirigendosi verso nord, si arriva alle mura ciclopiche, nascoste tra le siepi di bosso che danno origine al nome della montagna “j vusc”. ,.-.tnas i ) Tra la vegetazione presente in zona da vedere una quercia quasi priva di rami (simile ad un baobab), ed un ginepro solitario molto antico.
Si registra la presenza di molti muri a secco che delimitavano i terreni una volta coltivati.
Da “S.Angelo” , tornando a valle verso il pozzo di forfora, si giunge alle rovine di “ca’ cejjo”, piccolo paese costruito anticamente, su un terrazzo roccioso.
Da qui si scende al sentiero che riporta al pozzo di forfora in più parti scavato nella roccia.
Sul terrazzo che sovrasta le sorgenti del pozzo di forfora, in località “vate della catena” vi sono due cisterne italiche.
Nei pressi delle sorgenti poi, si notano i ruderi di un tempio pagano, un canale più recente che conduceva l’acqua al molino costruito all’inizio della valle.
Dal molino si raggiunge la “serpentana”, dove vi sono i ruderi della “Chiesa di S.Stefano”.
Nei pressi dell’alveo dei torrente, le piene hanno messo in luce ceramica campaniforme (età del bronzo).