Una vita per il popolo – Gigli Italo Idilio

Gigli Italo Idilio

In un piccolo paese nascono a volte Uomini Illustri che godono di grande rinomanza nazionale e/o mondiale per qualità personali o atti insigni (vds. Benedetto Croce a Pescasseroli, Ignazio Silone a Pescina), più spesso Uomini Popolari, uomini cioè molto noti tra il popolo e che ne godono le simpatie e la stima per il loro modo di vivere quotidiano tra la comunità. Tale è stato Idilio Gigli, da poco scomparso (settembre 2015), onesto uomo del popolo, la cui figura, generosa e disponibile, era sempre presente in ogni manifestazione o iniziativa popolare. E per questo resterà per sempre nella memoria degli Ortucchiesi, come uomo del popolo, vissuta per il popolo.

Già da giovane, vivendo in una famiglia gioviale e socievole (si ricordano il padre Rantuccio la P’llicola, lo zio paterno Alessio, persone quanto mai spiritose e burlone, poi l’altro zio Cesarino, mitico suonatore di “ddu botte” e autore di fulminanti battute di spirito), ha respirato un’atmosfera di apertura positiva verso l’ospite, l’amico, il prossimo. Da dilettante suonatore di batteria, è stato tra gli antesignani delle nuove correnti musicali che, finita la guerra, venivano dall’America (jazz, boogie woogie, rock & roll, fox trot) e un appassionato della nuova musica leggera italiana (Carosone, Modugno, Quartetto Cetra, ecc.). E insieme ad un gruppo di altri dilettanti di successo (in primis il dotato saxofonista Cepa) intrattenevano e animavano serate danzanti, veglioni, feste in famiglia.
Festarolo di carattere, quasi di professione, ha sempre contribuito, anche di tasca propria, a mantenere le sagre e tradizioni locali, soprattutto la Festa invernale di S. Antonio Abate del 17 gennaio, con canti, balli, spari, focaracci, bantasima (pupazza), cicemazzocche, panini e vino in quantità, alleviando così il tedioso lungo inverno paesano.

Negli anni 75/80, all’età di circa quarant’anni, cominciò anche ad assumere alcuni impegni più ufficiali: nell’Amministrazione guidata dal sindaco comunista Comandino D’Agostino, fu eletto consigliere comunale di minoranza per la Democrazia Cristiana, e negli scranni di quel consesso, spesso molto animato, dimostrò equilibrio e serietà, con interventi non poche volte scanzonati ad allentare la tensione che si formava.
Nel 1978, da agricoltore curioso e creativo, alla ricerca di diversità colturali, fu tra gli iniziatori nel Fucino delle colture delle insalate, della carota e del finocchio, colture che presto si rivelarono un successo di qualità nei mercati ortofrutticoli di Fondi e di Torino, e in sostanza, di tutta Italia.
Durante gli anni ’80 ricoprì l’incarico di consigliere nell’Associazione pataticola MPP, portando un contributo di capacità e competenza nello sviluppo e valorizzazione del marchio della patata del Fucino nei mercati ortofrutticoli d’Italia.
Dagli anni ’80 in poi, fu uno stimato rappresentante provinciale della Coldiretti, prima nella categoria Pensioni, poi quale membro del collegio dei Probiviri.
Sempre negli anni ’80, fu eletto Presidente del neonato Centro Anziani di Ortucchio, e in esso portò il suo solito entusiasmo, un misto di vivacità e allegria, musiche, incontri culturali, cenoni, balli, gite.
Favorì, all’epoca, il gemellaggio di Ortucchio con Capalbio, caratteristico centro della Maremma, grazie alla collaborazione del cugino Loreto Gigli, ivi emigrato negli anni ’50, e diventatovi poi un personaggio importante e influente. In omaggio alla Maremma e agli Emigrati Ortucchiesi che, pervasi di fiducioso ottimismo, quelle terre resero feconde, fu dedicata in Ortucchio una nuova piazza “Piazza Pionieri della Maremma”, ricavata nei pressi del Palazzo Comunale. Ancora da rifinire.

Nel 1988, unitamente al nipote Mario Gigli e a pochi altri volenterosi (specialmente Dante Del Campanile), costituì il Coro Folkloristico di Ortucchio “Acqua Zolfa”. Coro che, in breve tempo, sotto la direzione del maestro Orante Bellanima, raggiunse un buon livello di preparazione, partecipando a numerose tournée: l’ultima storica esibizione, il Coro la tenne nel mese di luglio del 1992 in Piazza Centrale, a Ortucchio, in occasione della visita dei ragazzi inglesi di Worthing (centro inglese nei pressi di Brighton, sulla Manica), resa nel quadro di uno scambio interculturale, fortemente sostenuto dal Sindaco Pasqualina D’Agostino per costruire un ponte di tra gli alunni di scuola media delle nazioni dell’Europa, in restituzione della visita dei ragazzi di Ortucchio in Inghilterra. Un laboratorio di politica europea, con spunti di memorie e attività per ragazzi diversi per tradizioni, abitudini e formazione, terminati in un clima di generale partecipazione, con sfilata memorabile, tra canti e balli, in mezzo a due ali di folla plaudente.
Poi un inspiegabile, improvviso declino!
L’amarezza del nostro amico fu enorme. E credo che da quella cocente delusione sia nata l’ambiziosa idea, da tempo incubata, di costituire una “Banda Città di Ortucchio”. Idea che diventò realtà nel 2003 quando fondò la Associazione Musicale “Nino Chiarilli”, intitolata ad un grande clarinettista di Ortucchio, allora vivente (purtroppo scomparso da qualche anno.): emigrato in Francia e residente a Parigi, insegnava clarinetto al prestigioso Conservatorio di Chartres.
L’amore e la dedizione che ha dimostrato il nostro per tale creatura sono inenarrabili nei particolari di croce e letizia. Basti pensare che, ammirato per la passione di Idilio per la musica e per la sua ospitalità, Pino Gemmiti, maestro del rinomato Gran Complesso Bandistico di Isola Liri, gli dedicò due belle marce sinfoniche intitolate “Idilio” e “Ortucchio”, che sono regolarmente nel repertorio del complesso isolano e sono comprese in un prezioso CD dello stesso.

La Banda di Ortucchio, affiancata anche da una Scuola di Musica per ragazzi, stava rischiando la fine ingloriosa del Coro: c’è voluta la ferrea volontà di Idilio Gigli, uno che credeva in quello che faceva contro lo scetticismo dei tanti buontemponi di piazza, con il suo carattere bonario ma incisivo, con i suoi personali sacrifici, anche economici, a fermare il cedimento della diga. Come un moderno Presidente di calcio, con amarezza ma senza indugi sostituiva i tre maestri (Barile, Lambona e Fina) ma salvava la sua creatura.

Il “Concerto di Natale”, appuntamento annuale come il Concerto di Capodanno di Vienna, non si è interrotto con la sua morte prematura; il figlio Fabio, con encomiabile coraggio e temerarietà, ha raccolto il testimone del padre. E il pubblico ha molto applaudito e vivamente incoraggiato a continuare. Da solo?… Ai cittadini la risposta!

Ortucchio, 29 aprile 2016
Orante D’Agostino