“La liscia”, “Pietre scritte”

“la liscia”, “prime cese”, “rosano intristero”, “amplero”, “pietre scritte”, “la giostra”

Partendo da Ortucchio , si raggiungono le “pagliarelle” , proseguendo lungo il sentiero fiancheggiato dai cespugli, tra i quali un tipo di acacia dai fiori pendenti simili alle mimose, campanule gialle, calle simili ai peperoncini, si arriva sulla “liscia”, strato di roccia molto duro, sul quale, anticamente, per evitare agli animali da soma di scivolare, sono stati intaccati dei gradini.

Dopo il primo valico, sulla destra, si apre una valle, “le prime cese”, con ruderi di epoca romana; sul colle a destra vi sono antiche mure italiche.

Dalla “forchetta” che domina la piana di arciprete si diparte, sulla destra, un sentiero che incavato nella roccia, discende verso la grotta “piana” e grotta”maritza”.

Dalle prime cese, proseguendo lungo il sentiero principale, si giunge a “Rosano”, una piccola pianura erbosa, una volta coltivata, oggi incolta. Da vedere un cerro secolare sulla sinistra.

Continuando il cammino si giunge a “intristero”, piccola piana con inghiottitoi, attraverso i quali l’acqua giunge a “zengare” ed all’”acqua ventilata”.

Voltando a sinistra, si arriva al vallone delle “pietre scritte”, necropoli romana e sulla destra si possono notare ruderi della “giostra”, antico tempio pagano.

Su quest’altura, a giugno, fioriscono gigli selvatici dai magnifici colori.

Scendendo verso valle si raggiunge “amplero”, ampia conca pianeggiante al cui centro vi è situato un pozzo per la raccolta della acque. Seguendo i meandri del ruscello che vi scorre si giunge ad un inghiottitoio carsico ove l’acqua scompare per risorgere, probabilmente al “pozzo di forfora”.

Dall’inghiottitoio si raggiunge la forchetta della “setta”.

Tornando lungo la strada che conduce ad un rifugio del corpo forestale, attraversando il vallone “martino” si torna a “intristero” e si può scendere fino ad “arciprete” lungo il vallone di “zengare”.